Il Gatto Sacro di Birmania

Questo maestoso felino, il gatto Sacro della Birmania, gode di una delle leggende più suggestive e particolari della sua specie. Nato e cresciuto nei meravigliosi templi birmani, sopravvissuto quasi per miracolo ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è considerato ancora oggi, nella sua nazione d'origine, l'animale sacro per eccellenza. Nel suo corpo, dicono, si reincarnino i sacerdoti morti.

La leggenda in questione racconta, infatti, che molte centinai di anni da un certo Sinh, un gatto bianco appartenuto al sacerdote kmer Mun-Ha, pose le zampe sul viso del padrone morto sotto le macerie del suo tempio, volse il muso verso la statua d'oro della divinità Tsun-Kayn-Kse, il dio dagli occhi zaffiro che presiede alla trasmigrazione delle anime. Da quel momento, la pelliccia bianca del gatto acquistò riflessi dorati e i suoi occhi diventarono blu, come quelli del dio.

Le zampe si fecero dorate, mentre la loro pianta, che si era posata sul viso del sacerdote morto, divenne bianca. Il giorno dopo, anche gli altri cento gatti del tempio avevano subito la stessa trasformazione di Sihn. Sette anni dopo, Sihn raggiunse il suo padrone. Al contrario della leggenda, la storia del recente birmano è assai meno suggestiva: nel 1945 ne era sopravvissuti solo due esemplari e furono necessari molti anni perché la razza si ricostruisse.

Il birmano ha la testa larga e rotonda, con orecchie color piombo di media grandezza. Il corpo è allungato, con zampe corte dalla pianta tozza e forte. La pelliccia è lunga e setosa, con gorgiere plumbea e pelo leggermente arricciato all'altezza dello stomaco. La code è folta e di media lunghezza.

Autore Nova
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