Squalo volpe in pericolo critico

Alopias vulpinus, meglio conosciuto come squalo volpe, è presente lungo tutte le coste dei mari italiani fino ad una profondità di 360 m (in Adriatico sono state identificate delle "nursery area").

La caratteristica più evidente di questa specie è il lungo lobo superiore della pinna caudale, quest'ultimo infatti, viene utilizzato per tramortire e paralizzare le prede durante la caccia.
La dieta di questi pesci è composta per lo più da pesci di piccola taglia come aringhe, sgombri e aguglie.
Per quanto riguarda la riproduzione, gli squali volpe sono vivipari aplacentati che possono partorire da 2 a 4 piccoli nel Pacifico orientale e, da 3 a 7 piccoli nell' Atlantico orientale. Il periodo riproduttivo è in estate e gli squaletti vengono dati alla luce dopo 9 mesi di gestazione.

Purtroppo però, secondo le liste rosse della IUCN, questa specie rientra nella fascia degli esemplari in pericolo critico.
La causa principale della forte diminuizione di esemplari pare che sia data dal sovrasfruttamente per le attività di pesca e, dalla pesca sportiva.
Oltretutto, lo squalo volpe viene spesso catturato per essere utilizzato come bycatch dai palangari; per bycatch si intendono tutte quelle specie che vengono catturate inintenzionalmente durante le attività di pesca che utilizzano grandi reti.
Un modo per cercare di proteggere questi pesci sarebbe migliorare la gestione delle attività di pesce e aumentare la raccolta dati.
Autore LaNaturalista
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